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Essere capi, una scelta di volontà
Fonte: www.agesci.org

29/11/08 - GianVittorio Pula - Incaricato naz.le formazione capi (articolo tratto da SCOUT-Proposta educativa n. 6-2008)

A me piace guardare all’aspetto del termine volontariato, come ad una scelta di impegno che deriva dalla volontà, dalla voglia di … o meglio, dall’entusiasmo di … necessario a rendere concreti i valori di riferimento che stanno tutti all’interno del Patto associativo. Essere capo allora sta a significare svolgere il “servizio dell’impegno” e non “il servizio del tempo libero”. (...)

 

Ma no…ma il servizio del “tempo libero” significa al di fuori dell’orario di lavoro! E qui il tempo è prezioso e va gestito con parsimonia!Quindi il servizio di capo è quello del tempo libero? …perché è fuori dall’orario di lavoro? …allora, anche il mio essere papà …è un servizio del tempo libero! Anche il vivere in famiglia è tempo libero! …forse non è proprio così!

Quello che a noi capi appassiona, che poi non è altro che ciò di cui cerchiamo di contagiare i nostri ragazzi, è il gusto di far bene le cose. Questa sensazione non ci va via anche quando poi le cose non ci riescono sempre così bene. Anzi, è uno stimolo per riprovarci ancora, con i mezzi che abbiamo, continuando a ridere e cantare anche nelle difficoltà, andandoci a cercare gli strumenti giusti, studiando e approfondendo il modo migliore e più funzionale del loro utilizzo, per giungere ad un altrettanto miglior risultato.

È proprio in questo senso il significato di formazione: il learning by doing non può esserci se non si trova un momento per confrontare e riordinare le esperienze.

Il “fare” e il “formarsi” non sono assolutamente due cose separate. Siamo infatti abituati a riconoscere l’importanza della “formazione nel ruolo” che avviene all’interno dello staff. Già dal giorno di ingresso nel Gruppo, dopo essermi riconosciuto nelle scelte del Patto associativo, dopo aver conosciuto le linee del progetto educativo, inizia per me l’attività congiunta del fare e dell’apprendere. Lo stile del realizzare le mie scelte “insieme”, cioè nella mia comunità capi, nel mio staff, avvia il ripetersi di alcuni incontri significativi che contribuiscono e contribuiranno ancora a far procedere di pari passo il fare e l’apprendere.

 

È questo lo stile che mi porterò dietro sempre, non solo nel periodo del mio tirocinio. Nel corso del cammino di capo riuscirò a capire, anche grazie al confronto con i miei compagni di viaggio, cosa mi serve per essere più utile nell’attività comune di realizzazione del progetto educativo (e quindi del mio servizio) e queste necessità le metterò nero su bianco, all’interno del mio Progetto di capo. Gli altri incontri, programmabili o occasionali che siano, contribuiranno ancora a far procedere insieme il fare e l’apprendere.

Se questi due elementi concreti, queste due azioni non procedono insieme, nessuna delle due verrà bene e ciò a scapito dei ragazzi che mi sono affidati. (...) Questo è proprio lo spirito del nuovo percorso formativo. Non ragionare a “numero di eventi”, ma secondo la volontà, per un servizio qualificato verso i nostri ragazzi.Ciò vuol dire avere gli strumenti che servono nel momento in cui servono, avere sempre l’attenzione a riempire lo zaino con l’equipaggiamento adeguato alla circostanza. 

Allora, soprattutto per chi inizia il cammino, un cammino fatto di incontri, di “orecchie dritte e occhi aperti”: buona strada.Buona strada a chi sta per entrare in comunità capi o lo ha fatto da pochissimo, perché si è riconosciuto nel Patto associativo e ha iniziato a scoprire e realizzare il progetto educativo all’interno del suo staff, avviando così il suo tirocinio.

Buona strada a chi con il CFT-campo di formazione tirocinanti incontrerà altri capi, figure significative diverse da quelli conosciuti nel proprio Gruppo, con cui confrontare e condividere gli aspetti legati alle scelte, alle motivazioni che portano a rafforzare il proprio impegno all’interno di questa grande famiglia.

Buona strada a coloro che si apprestano a concludere il proprio percorso di tirocinio dopo un periodo significativo di esperienza iniziale in uno staff e a stretto contatto con i ragazzi, quando incontreranno i capi/formatori del CFM-campo di formazione metodologica per uno scambio un confronto e un approfondimento di temi prevalentemente legati al metodo della Branca in cui sono stati incaricati ad operare.

Ma più in generale, buona strada a tutti i capi in servizio, per una formazione continua di chi ha la volontà di essere capi dell’impegno e non del tempo libero e sa unire in un unico gioco il fare e l’apprendere, consapevole che è così che si può “fare meglio”.

 

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